Convegno dell’Associazione Culturale “Lachesos”, Mores 14 giugno 2014

Premessa:
Mi emoziona sempre tornare a Mores, “cuore pulsante” della mia vita da liceale. Suscita in me un’emozione fortissima parlare della musicalità della Lingua Sarda nell’opera di Giuseppe Calvia “Lachesinu”, trentacinque anni dopo l’inizio di un’avventura umana e professionale che porto nel cuore. Vorrei citare con gratitudine tre Cappuccini del Convento di Mores che hanno inciso sulla mia formazione: Padre Paolo Bertelli, il “Guardiano” per antonomasia; Padre Mario Mancosu, il mio “Maestro” di vita; Padre Roberto Zaru, il “Guardiano Musicista”. Il mio grazie, in questo giorno speciale, è rivolto anche a tre cittadini di Mores, tre persone speciali che hanno guidato i miei passi di studente e di docente: il Professor Nino Virdis, poi diventato Preside stimato; la Prof.ssa Giovanna Raccimolo, oggi Dirigente Scolastico innovativo; la Prof.ssa Lina Serra, trentaquattro anni dopo ancora in cima alla classifica dei “miei” Presidi.

 

01. Il codice prosodico
“Il Codice Prosodico – sostiene il mio Maestro Carlo Delfrati, docente di Didattica della Musica al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano – costituisce l’irruzione del Codice Musicale nel Codice Verbale”. Pensate che il regista russo Stanislavskij, nelle audizioni riservate agli aspiranti attori, chiedeva che il candidato pronunciasse la frase “Questa sera” in 50 modi differenti. Cambiare il significato delle parole senza modificare le parole stesse. Esiste una musicalità della Lingua. Esiste una musicalità della Lingua Sarda.
Esempio: “Solu”

 

02. Il brano “lirico”
Ho portato con me un documento sonoro elaborato nel 2001, l’anno nel quale ho composto l’Inno Ufficiale della “Dinamo- Banco di Sardegna”, dopo la sconfitta di Cefalù e i cinquanta spettatori al Palasport… È una versione lirica di un’asperrima poesia di Giuseppe Calvia, “Disillusione”, che ci siamo permessi di “rinominare” come “Amargura”. La voce è quella del tenore Antonio Bertulu, lo stesso dell’Inno della Dinamo. Lo proposi al “Premio Faber”, concorso in onore di Fabrizio De Andrè. Preferirono chiamarmi in Giuria…
Ascolto: “Amargura”

 

03. Parafrasando Michelangelo
Giuseppe Calvia mi ha affascinato con versi musicali che, parafrasando Michelangelo (il quale, ovviamente, parlava di marmo e non di testo poetico), contenevano e contengono al loro interno una musicalità che il musicista deve solo liberare e trasformare in spartito. Il ritmo delle parole è accattivante, il “suono” dei versi catturano l’orecchio dell’ascoltatore e ispirano la creatività del compositore. Lo insegnava Vincenzo Galilei, padre del più conosciuto Galileo e componente della Camerata de’ Bardi che alla fine del 1500 fece nascere il “Recitar Cantando”.
Un esempio , con la collaborazione di Antonio Canalis, oggi Segretario del “Premio Ozieri di Letteratura Sarda”, componente della “Biennale Ozieri” e docente della “Scuola Internazionale Città di Ozieri per Armonizzatori e Direttori di Cori Tradizionali Sardi”.
Esempio: “Su desulesu”

 

04. I quattro brani del Coro “Lachesos”

“A una fanciulla”
È un testo che presenta il pensiero del Poeta sull’amore, prima felice e poi disperato. Un sonetto che ho musicato con due temi, il primo in modo Maggiore e il secondo in modo minore con una terza “bachiana” in chiusura. La linea melodica semplice che si sviluppa con intervalli per grado congiunto, gli accordi corposi e incardinati sulla vocalità propria del Coro Polivocale Sardo.

“Sa rucca”
Si tratta di un affresco, di un quadro di vita della Sardegna che l’ascoltatore può “vedere” in modo nitido. La parte ritmica è affidata ad un “bom-bim-bom”, mentre la linea melodica del solista enuncia il valore dell’oggetto “cantato” e il Coro conferma il ruolo sociale della donna che lo utilizza, “giovana ‘ighina” o “ezza” chi “tremulat che vela cando narat contanscias in coghina”.

“Sardos (chi caminades a sa zega)”
Un vero e proprio “Inno dei Sardi”, che potrebbe competere sul piano poetico con il “Procurad’e moderare” di Franziscu Ignaziu Mannu. Ovviamente non possiede la peculiarità del “popolare” (cioè fatto proprio dal popolo) dell’Inno “in pectore” della Regione Autonoma della Sardegna. Le modulazioni lo rendono ricco ma di non semplice esecuzione.

“Scena campestre (Tirria e passa)”
Ancora un quadro, oserei dire un acquerello di vita bucolica nella Sardegna della prima metà del secolo scorso, ricco di aspetti cromatici e sociali. La struttura armonica è fondata su una modulazione che prevede una “salto” di terza minore, un’ “asciada” rispettosa della tradizione musicale della Sardegna. Non ho previsto un solista, per cui la parte musicale si regge sulla struttura bitematica, le dinamiche “a terrazze” (piano e forte alternati, come insegna Vivaldi) ,transitate dal Barocco al xx secolo, e la già citata modulazione.

 

05. La dignità de “Sa Limba Sarda in Musica”
La Musica, come ho avuto l’onore di sostenere nella Sesta Conferenza Regionale Annuale ad Alghero nel 2011, e successivamente nella Settima ad Aggius nel 2012 e nell’Ottava a Castelsardo nel 2014, è il più formidabile strumento di veicolazione della Lingua Sarda. Il “Popolo della Musica” conta decine e decine di migliaia di appassionati. Quando dirigevo i Cori Sardi, i colleghi del Conservatorio sorridevano perché consideravano “inferiori” i brani di estrazione popolare (Bartok e Kodaly non avevano insegnato alcunché…). Poi li ho visti sbiancare quando si sono presentati al “Premio Biennale Città di Ozieri per Cori Tradizionali Sardi”, per tutti la “Biennale Ozieri” della quale coordino la Giuria dal 1987.
Nell’anno accademico 2008-09 ho superato il concorso pubblico per Supervisore del Tirocinio al Biennio Formazione Docenti del Conservatorio “Luigi Canepa” di Sassari. Giuseppe Calvia è stato presentato ai miei tirocinanti. La musicalità dei versi di Giuseppe Calvia ha conquistato anche loro. È la pena del… contrabbasso!

 

Conclusione: I giovani Maestri
Oggi diversi giovani Maestri, laureati in Conservatorio, armonizzano e dirigono Cori Polivocali Sardi. È il futuro. Noi, la generazione della “Lingua Sarda Negata”, quelli rieducati a pensare in Lingua Italiana, passiamo il testimone alle nuove generazioni. Antonio Canalis dice che sulla Lingua Sarda abbiamo vinto molte battaglie ma potremmo perdere la guerra; per quanto concerne la Musica Popolare della Sardegna e, Pietro Sassu docet, d’Ispirazione Popolare della Sardegna, abbiamo già vinto la guerra, anche se permangono sacche di resistenza da parte dei “talebani del pentagramma”.
Mores esprime il “bene educato”, per dirla col compianto Salvatore “Bobore” Nuvoli di Nuoro, Coro Lachesos, incardinato sui versi di Giuseppe Calvia “Lachesinu”, diretto da un Maestro laureato al Conservatorio in Etnomusicologia, Antonio Casu. Lingua Sarda e Musica o, se preferite, Sa Limba Sarda in Musica, costituisce un binomio vincente sul quale sono stati costruiti gli eventi de “Sa Die de Sa Sardigna” degli ultimi anni attraverso l’apertura agli studenti delle Scuole di ogni ordine e grado, Conservatori di Musica di Cagliari e di Sassari compresi. L’autore dell’elaborazione per Orchestra Giovanile e Coro del “Procurad’e moderare”, il Maestro Gian Battista Ledda del Conservatorio di Sassari, ha composto un’Opera didattica interamente in Lingua Sarda e nelle Varietà Alloglotte, “Paraulas e sonos de Sardigna”. Se penso che, quando frequentavo le elementari, parlare in Lingua Sarda era proibito…

Mores, 14 giugno 2014