Tratto da “Lao Silesu Impressioni di Sardegna”, a cura dl Roberto Piana, con postfazione di Antonio Deiara – I libri di BIBLIOTECA DI SARDEGNA – estratto da pagg. 65-72

L’emozione di quasi venticinque anni fa non è mai svanita. Lo ricordo come se fosse oggi: sfogliavo la rivista “S’Ischiglia”, alla ricerca di poesie da musicare, quando scoprii uno spartito intitolato “Sardigna, Innu Sardu” di Lao Silesu e Montanaru (Antioco Casula), per coro a voci miste e banda musicale. Mi misi al pianoforte e provai la linea melodica e gli accordi: era una composizione meravigliosa. Il ritornello, poi, faceva venire su tuddu (i brividi): Sardos, sardos! Ainoghe sa manu/Sardos tottus, ainoghe su coro!
La tentazione di trasformarlo in una composizione per coro sardo era troppo forte e, seduta stante, arrangiai il ritornello Alle prove del coro “Lachesos” di Mores (Sassari), che dirigevo proprio all’inizio degli anni Ottanta, l’impatto sui coristi fu micidiale; in pochi minuti, tutte le voci avevano memorizzato la loro parte e le parole del ritornello prorompevano come il tuono di un temporale che testimonia la forza della natura. Pensate che l’unica discussione nacque sul suono della “c” di “coro”: a me piaceva il suono duro del barbaricino, in armonia col mio dna, mentre i moresi votavano per il suono dolce del Logudorese.
La prova del fuoco arrivò poco tempo dopo. Non ricordo in quale occasione, il “Lachesos” partecipò ad un raduno di cori e qualcuno dei miei “discepoli” decise di eseguire il ritornello di Silesu e Montanaru.
All’epoca avevo poco più di vent’anni, per cui vi lascio immaginare la faccia dei grandi Maestri (nonché Maestri grandi) che allora armonizzavano e dirigevano cori sardi! Qualcuno mi chiese: “Chi te l’ha dato?), come se gli spartiti nuovi fossero appannaggio di pochi privilegiati. E un altro: “Chi ti ha scritto l’armonizzazione?”. A quel punto ebbi un moto di legittimo orgoglio: “L’ho scritto io”. Fu come una “consacrazione”: con l’armonizzazione di Sardigna entrai a far parte della ristretta cerchia dei Maestri di coro sardo.
Trascorsero più di dieci anni e, dopo aver diretto per un biennio il Coro “Città di Ozieri”, mi dedicavo completamente alla didattica dell’educazione musicale. A Rimini avevo conosciuto il grande Gino Stefani e, grazie a lui, frequentato i corsi di uno dei Maestri che il mondo ci invidia: Carlo Delfrati. Quando Delfrati mi diede la sua “benedizione”, nominandomi docente di Didattica nel corso di preparazione al concorso a cattedra, pensai di organizzare uno studio musicale, al servizio di quanti volessero avvicinarsi ai dodici suoni con serenità e gioia. Nacque così lo Studio Musicale “Pentagrammando”, ovvero la musica per “stonati”, “negati”, “traumatizzati” e tutti gli altri! Conobbi allora un giovane Maestro, Roberto Piana. Il nostro primo incontro fu traumatico, per lui. Gli feci la testa a caco con le idee portanti dello Studio: tutti possono fare musica, è necessario proporre attività gratificanti in tempi molto brevi, bisogna rispettare la dignità del corsista, etc. Galeotta fu la discussione: «Sto lavorando all’opera di Lao Silesu – mi disse Roberto Piana – e ho trovato tantissimo materiale inedito». «Lo sa che ho armonizzato l’inno di Silesu e Montanaru per coro sardo?», gli dissi a mia volta. Il sodalizio pro-Silesu Piana-Deiara resiste ancora oggi e queste righe ne sono la prova.
Il mio Maestro mi insegnò, come cantava Battiato, che un Inno non è una canzonetta qualsiasi, bensì una bandiera musicale, che viene “sventolata” da una squadra, da un partito, da un popolo. Nella mia esperienza professionale ho scritto tre inni: Forza Dinamo per la Dinamo Banco di Sardegna, Anmic Sardos per l’Anmic Terra Sarda di Basket in carrozzina, Torres, Torres per la Torres Terra Sarda di calcio femminile. Ma Sardigna di Silesu e Montanaru mi è rimasto nel cuore e così, l’anno scorso, ho pensato di valorizzarlo. Il primo passo è stato quello di parlarne in modo approfondito col Maestro Piana. Stimo tantissimo questo raffinato pianista, per cui la sua approvazione mi ha incoraggiato: «Puoi chiedere al nipote Faust se è d’accordo con l’idea di proporre Sardigna come inno della nostra Regione?». Nel frattempo ho contattato la famiglia di Antioco Casula di Desulo. Alberto Casula, nipote del grande Montanaru, ha accolto con entusiasmo la mia proposte. Poco tempo dopo è arrivata anche la risposta di Faust Silesu: positiva. A quel punto, quasi come un ritorno al futuro, attraverso il consigliere regionale Mario Bruno di Alghero, ho inviato una copia di una vecchissima incisione amatoriale del coro “Lachesos” al presidente Renato Soru. La mia proposta è stata pubblicata anche su “Il Sassarese”, diretto da uno dei decani dei giornalisti sardi, Enrico Porqueddu, e lanciata da un pregevole servizio dell’emittente Telegì di Sassari, diretta dal vulcanico Pietro Masala, curato dalla giornalista Maria Grazia Ledda. […]

Sassari, febbraio 2005