Tratto da “Around the piano. Appunti intorno al pianoforte”, volume II, a cura di Roberto Piana, Magnum-Edizioni, Sassari, 2003

 

Premessa

Domenica 29 luglio 2001, nel Centro Culturale San Francesco di Ozieri, si è svolto un Convegno-Dibattito sul tema: “La musica popolare della Sardegna: ieri, oggi, domani”. Poiché ho avuto l’onore di svolgere la relazione tecnica, propongo in questo scritto i contenuti di quel documento e li integro con una serie di riflessioni da un “nuovo” punto d’ascolto.

Ho scoperto la musica popolare della Sardegna nel 1979, quando il Coro “Lachesos” di Mores mi propose una collaborazione. Lo studio del materiale allora esistente (incisioni dei cori di Nuoro e ricerche etnomusicologiche) e la lettura dei testi di Gavino Gabriel, mi colpirono profondamente.

La scelta di insegnare musica e gli incontri con il “Coro Città di Ozieri” e i grandi didatti, in particolare col mio Maestro Carlo Delfrati, hanno trasformato il panorama di un giovane organista e gregorianista in un cultore del “bom-bim-bom”. Nel 1988, il Premio Biennale Città di Ozieri per Cori Tradizionali Sardi, è stato l’inizio della seconda fase di lavoro. E oggi, nel 2001-2002, siamo alla terza, col Convegno e alla quarta, col gemellaggio con il Premio Faber per la canzone in edita in lingua sarda. Un ricordo ozierese: le preziose incisioni di Franco Marongiu, straordinario documento di ricerca sul campo. Bartok e Kodaly hanno fatto lo stesso lavoro: sono stati presi sul serio!

 

La musica come forma di linguaggio

Possedere la lingua significa essere uomini liberi, scriveva Lorenzo Milani, quasi cinquanta anni fa. Oggi, comprendere i differenti linguaggi, da quello artistico a quello musicale, da quello informatico a quello corporeo, ci rende soggetti attivi di una società veramente democratica, e ci protegge dalle lusinghe delle sirene postmoderne, in particolare da quelle televisive. Ho estrapolato dalla lettera “Giovani di montagna e giovani di città”, pubblicata a pagina otto del “Giornale del mattino” del venti maggio 1956, i passaggi a mio avviso più significativi per lo sviluppo del nostro ragionamento sulla parola e sul linguaggio non verbale, proprio del mondo dei suoni.

“Credi proprio che uno dei miei ragazzi di montagna abbia un numero di cognizioni molto inferiore a quello di un suo coetaneo di città? (…) Va bene che sui libri c’è una concentrazione di osservazioni che con gli occhi nostri e basta non si potrebbe raggiungere. Ma qui in compenso, nel grande libro del bosco e del campo c’è una concretezza di osservazioni che sui libri, non si raggiungerà mai. (…) Forse che il semaforo o il rubinetto (opere di mano d’uomo) valgono più del bosco (opera di Dio)? Forse che tra le cognizioni c’è una gerarchia di valori? Alcune (quelle di città) nobili e utili; altre (quelle del bosco) ignobili e vane. Se quella gerarchia si potesse fare, vorrei che le cognizioni del bosco fossero innanzi a quelle del programma TV o a quello dell’ultimo ritrovato americano per far la vita comoda ma quella gerarchica non esiste. Il sapere è nobile sempre, quando è conoscenza del bel creato di Dio. Io son sicuro dunque che la differenza fra il mio figliolo e il vostro non è nella quantità né nella qualità del tesoro chiuso dentro la mente e il cuore, ma in qualcosa che è sulla soglia fra il dentro il fuori, anzi è la soglia stessa: la parola. I tesori dei vostri figlioli si espandono liberamente da quella finestra spalancata. I tesori dei miei sono murati dentro per sempre e insteriliti. Ciò che manca ai miei è dunque solo questo, il dominio della parola. Sulla parola altrui per afferrarne l’intima essenza e i confini precisi, sulla propria perché esprima senza sforzo e senza tradire le infinite ricchezze che la mente racchiude. (…) La parola è la chiave fatata che apre ogni porta. (…) Ognuno di loro se ne è accorto poi sulla piazza del paese e nel bar dove il dottore discute col farmacista a voce alta, pieni di boria. Delle loro parole afferra oggi il valore e ogni sfumatura. S’accorge solo ora che esprimono un pensiero che non vale poi tanto quanto pareva ieri, anzi pochino. I più arditi han provato anche a metter bocca. Cominciano a inchiodare il chiacchierone sulle parole che ha detto. (…)

Ecco, questo è appunto il mio ideale sociale. Quando il povero saprà dominare le parole come personaggi la tirannia del farmacista, del comiziante e del fattore sarà spezzata.

Un’utopia? No. E te lo spiego con un esempio: un medico oggi quando parla con un ingegnere o con un avvocato discute da pari a pari. Ma questo non perché ne sappia quanto loro di ingegneria o di diritto. Parla da pari a pari perché ha in comune con loro il dominio della parola. Ebbene, a questa parità si può portare l’operaio e il contadino senza che la società vada a rotoli. Ci sarà sempre l’operaio e l’ingegnere, non c’è rimedio. Ma questo non importa affatto che si perpetui l’ingiustizia di oggi per cui l’ingegnere debba essere più uomo dell’operaio (chiamo uomo chi è padrone della sua lingua).

Questo non fa parte delle necessità professionali, ma delle necessità di vita d’ogni uomo, dal primo all’ultimo che si vuol dire uomo”.

Questo è il pensiero di Carlo Delfrati: “Un insegnamento basato sul presupposto che la musica è linguaggio, mezzo di comunicazione e di espressione, si darà degli obiettivi, dei contenuti e dei metodi ben diversi che un insegnamento della musica intesa come puro trastullo auricolare, sapiente fin che si vuole ma mai capace di significare, di trasmettere contenuti”.

È il progetto educativo e didattico denominato: “La musica come forma di linguaggio”. Si può applicare senza tema di smentita alla Musica Popolare della Sardegna. In altre parole, tutti i Maestri debbono possedere la dimensione linguistica della musica per poi avvicinarsi con umiltà e rispetto ai frutti dell’albero della tradizione orale.

 

La Musica Popolare della Sardegna: ieri

Nel 1979, chi si avvicinava ai Cori Sardi ascoltava i Cori di Nuoro diretti dai “vecchi Maestri”.

La quasi totalità dei gruppi vocali in circolazione era costruita da “cloni” della Scuola di Nuoro, guidati da Maestri “impreparati” o attenti a “correggere” aspetti peculiari del canto polivocale sardo (ritmo libero, dinamica, strutture armoniche non scolastiche etc.). Si registrava un profondo scollamento tra gli studi di tipo etnomusicologico e la pratica vocale quotidiana. Pensate che si arrivò all’assurdità di considerare valido un canto nella misura in cui attingeva alla polifonia classica!… La voce impostata (anche liricamente!) sostituiva la vocalità tipica della nostra Isola e le strutture armoniche di Palestrina e Merenzio si intrufolavano nelle nuove composizioni “nobilitate”. Anch’io, lo confesso, ho sperimentato nuove soluzioni dinamiche e agogiche: ma sempre nello spirito di costruire nel rispetto della tradizione. Sono stato facile profeta nell’affermare che gli studi tradizionali allontanano dalla percezione meno filtrata della Musica Popolare.

 

La Musica Popolare della Sardegna: oggi

Nel dicembre 2000 è stata varata l’ultima edizione del Premio Biennale Città di Ozieri per Cori Tradizionali Sardi. I dati emersi dal Concorso sono assai interessanti:

– si è registrato un enorme aumento del numero dei Cori;

– si sono presentati molti Maestri con preparazione conservatoriale;

– permane la tentazione di “nobilitare” i canti con innesti tratti dal repertorio “colto” (Monteverdi e altri), “rock” (concatenazioni armoniche), “di montagna” (strutture accordali e linee melodiche).
Però, dall’altra parte, sono stati riscoperti tanti brani di tradizione orale, sono stati utilizzati testi validi ricavati dal Premio Città di Ozieri di Letteratura Sarda, la vocalità naturale si riafferma con prepotenza. In sintesi, il Concorso di Ozieri sta facendo Scuola.

 

La Musica Popolare della Sardegna: domani

Il Premio Biennale Città di Ozieri istituisce la sezione “Gruppi vocali a tenores” intitolata all’etnomusicologo Pietro Sassu. In seguito al Convegno-Dibattito, grazie alle segnalazioni dei Maestri intervenuti, verranno aperte le sezioni “Cori Femminili”, una nuova realtà in rapida crescita, e la sezione “Contaminazione”, che farà da bacino di raccolta delle nuove idee. In rilievo particolare assume il gemellaggio del Biennale di Ozieri con il Premio Faber dedicato a Fabrizio De Andre. Al di là dell’aspetto visibile, la presenza degli “Humaniora” ad Ozieri e del “coro Città di Ozieri” a Sassari, si creeranno nuove sinergie tra chi scrive per cori polivocali sardi e gli autori di canzoni in lingua sarda, nelle diverse parlate, dal sassarese al logudorese, dal tabarchino all’isulanu, etc. Vengono attivati i Corsi di preparazione professionale per “Maestri armonizzatori di Cori Polivocali Sardi”, nel rispetto del progetto educativo e didattico denominato “La Musica come forma di linguaggio”. A questo punto è necessario promuovere interventi di diffusione degli studi sulla musica popolare della Sardegna in tutte le Scuole della nostra Isola, nel rispetto della didattica dell’ascolto contenuta nelle parole di Carlo Delfrati. Verranno utilizzati testi di Fara, Gabriel, Sassu, Cirese, etc. A questo proposito è stato sperimentato con successo un doppio intervento presso l’VIII circolo di Sassari, nell’ambito del Progetto Sardegna Nord: il Coro Città di Ozieri e gli Humaniora hanno proposto ai bambini del primo ciclo canti popolari e d’ispirazione popolare della Sardegna. Il risultato è andato oltre ogni più ottimistica previsione: i bambini sono rimasti coinvolti dagli interventi di chi vive in prima persona l’impegno per il recupero e la diffusione del nostro patri-monio poetico-musicale. Sarebbe necessario varare le Commissioni di Studio e Consulenza del “Premio Biennale Città di Ozieri”, secondo il prospetto riportato nella cornice 1.

L’appuntamento è per il 2003 con il Convegno – Dibattito “La Musica Popolare della Sardegna: stato di attuazione e prospettive delle iniziative in fieri”.

 

Conclusione

Il “Premio Biennale Città di Ozieri per Cori Tradizionali Sardi” (cfr. cornice 2), dopo tre lustri, costituisce occasione di incontro e di confronto tra grandi Maestri di estrazione “colta” e Cori della nostra Isola. Credo che il compito della giuria sia fondamentale: dire ciò che la musica popolare della Sardegna non è, non può essere (in filosofia si chiama teologia negativa). Con la nascita delle tre nuove sezioni, “Tenores”-“Cori Femminili “-“Contaminazione”, e i progetti relativi alle Commissioni di Studio e Consulenza e alla preparazione professionale dei Maestri Armonizzatori di Coro Polivocale Sardo, si completa il programma avviato all’inizio del 1988. Il mio lavoro è quello di divulgare le dodici note e … tutto il resto, promuovendo la partecipazione del maggior numero possibile di persone all’esperienza della Musica come forma di linguaggio, curando la preparazione dei nuovi maestri e favorendo le sinergie tra i musicisti sardi con iniziative, progetti e scritti.

Anche portare in un Palasport la Musica e la Danza, scrivere l’Inno Ufficiale di una squadra di basket o far rinascere un’Orchestra Storica nascono dallo stesso principio: quell’amore che oltre venti anni fa, durante un incontro con il grande Tonino Ledda, ideatore del Premio di Letteratura Sarda Città di Ozieri, mi spinse a proporre l’introduzione in tutte le Scuole della Sardegna delle Poesie e, naturalmente, della Musica della Sardegna. Il lavoro non manca!…
Premio biennale “Città di Ozieri” per cori tradizionali sardi

I punti di forza del premio sono:

– l’audizione in privato dei cori da parte della giuria, cioè senza i condizionamenti del pubblico;

– la non partecipazione, del Coro Città di Ozieri

– la Giuria, composta in maggioranza da docenti di Musica

– il regolamento

– il lavoro volontario di numerose persone

– i contributi pubblici

– la riflessione sulla Musica Popolare e d’Ispirazione Popolare della Sardegna culminata nel Convegno – Dibattito del 29 luglio 2001.

 

La Giuria è così composta:

Gian Battista Ledda. Docente di Teoria e Solfeggio presso il Conservatorio “L. Canepa” di Sassari, già Direttore della Corale “A. Vivaldi” di Sassari.

Antonio Ligios. Docente di Storia della Musica presso il Conservatorio “L. Canepa” di Sassari, Concertista e Critico Musicale.

Antonio Delitala. Direttore della Scuola Civica di Musica di Olbia. Docente di Educazione Musicale e Direttore del “Coro Città di Olbia”.

Antonio Sanna. Fondatore del “Coro Polifonico Turritano” e Direttore de “I Cantori della Resurrezione”. Membro di Giuria nei Concorsi polifonici internazionali di Arezzo e Gorizia.

Giovanni Maria Pasella. Direttore del Coro Polifonico ” Città di Tempio” – San Pietro Apostolo – Docente di Educazione Musicale. Direttore del “Centro Studi Musicali” di Tempio Pausania.

Gabriele Verdinelli. Docente presso il Conservatorio “L. Canepa” e Direttore della “Corale Santa Cecilia” di Sassari. Compositore.

Antonio Deiara. Ideatore dello Studio Musicale “Pentagrammando” di Sassari, Docente di Educazione Musicale, già Direttore del “Coro Città di Ozieri”

Mario Meledina. Ex componente e voce solista del “Coro Città di Ozieri”.

Antonio Canalis. Segretario del ” Premio Città di Ozieri di Letteratura Sarda”.

 

Il regolamento (stralci):

(…) L’Associazione sostenitrice del Premio nasce con l’intento di promuovere e organizzare ogni biennio il Concorso, stabilendone il regolamento e curandone periodicamente la pubblicazione. (…) il Premio è nato con l’intento di ritrovare e recuperare i valori dell’identità sarda con un’attenta lettura e riflessione del passato, considerata la complessità dei suoi dialetti e parlate. Fissare un appuntamento nel quale gli operatori culturali (Cori Polivocali, ecc.) sensibilizzati alla ricerca e al recupero delle forme più espressive e ricche, nell’originalità e peculiarità, esprimano il consapevole status del canto polivocale in Sardegna (…). I Cori saranno giudicati da una competente Giuria che terrà conto soprattutto della ricerca e nello studio che ogni Gruppo avrà svolto (canto inedito). La ricerca dovrebbe privilegiare il recupero e la conseguente valorizzazione delle strutture musicali tipiche del canto tradizionale sardo; sarebbero da evitarsi, in altre parole, le soluzioni melodiche, armoniche e dinamiche mutuate, sia pure in parte dalla musica leggera o da quella cosiddetta colta, tenendo conto della giusta esecuzione dei canti.

L’Associazione tiene a precisare che i premi saranno solo ed e-sclusivamente delle borse di studio, con la consapevolezza che la ricerca e la preparazione dei canti determinano notevoli sacrifici economici.

Il Presidente: Pinuccio Aini
Il Vicepresidente: Eleuterio Longu
Il Segretario: Antonello Lai

 

Commissioni di studio e consulenza

Le prime quattro commissioni saranno dedicate agli strumenti della Musica Popolare della Sardegna: a corda, a fiato, a tastiera e a percussione. La Quinta Commissione si occuperà invece della “Vocalità del Coro tradizionale sardo”; la Sesta delle “Strutture Ritmico-melodico-armoniche nella Musica Popolare della Sardegna”.

Sarà compito della Settima Commissione promuovere la “Ricerca Etnomusicologica applicata alla Musica Sarda”; “Il testo poetico e la Musica Popolare della Sardegna”, affidata all’Ottava Commissione, scandaglierà gli intrecci tra musica e parola.

Non poteva mancare l’aspetto didattico: “Idee per una didattica della Musica Popolare della Sardegna, intesa come forma di linguaggio”. Superare le divisioni più o meno fasulle, gli steccati, sintomo di ignoranza, è una sfida sempre attuale: “La Musica Popolare della Sardegna e gli Altri Generi Musicali: idee per una collaborazione nel rispetto delle identità”, Decima (e ultima) Commissione. I criteri di funzionamento delle Commissioni e gli aspetti organizzativi verranno discussi dai Coordinatori (componenti della Giuria) e dai Responsabili della Biennale. Tutti i musicisti e gli operatori culturali, della Sardegna e non, potranno rivolgersi ai Coordinatori delle Commissioni in relazione a problematiche, ricerche, progetti, etc. I relatori iscritti “d’ufficio” al prossimo Convegno-Didattico saranno, ovviamente, i Coordinatori. Questi ultimi potranno chiamare uno staff di Collaboratori di loro fiducia; la “voce” del Premio Biennale Città di Ozieri per Cori tradizionali sarà “A Duru Duru (e a Tai Tai)”, Magnum Edizioni di Sassari.