Scuola. Lettere – La Nuova Sardegna 7 settembre 2016, pag. 17

Incivile est iudicare… ammonivano i latini. Oggi, con lo svolgimento del concorso a cattedra e la chiamata diretta dei docenti, la legge 107 del 13 luglio 2015, la cosiddetta “Buona scuola” può essere giudicata ex post da noi “addetti ai lavori”. In verità, mancano ancora i decreti attuativi: anche per questi, è cosa buona e giusta attendere per valutare. Il concorso a cattedra si è rivelato inutile, “sperperoso” e fonte di uno tsunami di ricorsi, spese legali e richieste di risarcimento. Partiamo dai costi del concorso: se 500 milioni di euro vi sembran pochi… (la stessa cifra che il presidente Matteo Renzi vuol mettere a disposizione del fondo contro la povertà, qualora vincesse il “Sì” al referendum costituzionale). Soldi sprecati, senza se e senza ma, dato che il “concorso inutile” porterà in cattedra circa 32mila docenti a fronte di oltre 67mila posti disponibili. Sarebbe bastato immettere in ruolo, a costo zero, gli abilitati nei diversi ambiti disciplinari, che avevano già superato un pubblico concorso per accedere al biennio formazione docenti. A settembre questi colleghi continueranno a lavorare, ma ancora in qualità di supplenti. Alla faccia della cancellazione della “supplentite”… Per di più, l’anomalo tasso di “bocciature” in numerose classi di concorso, probabilmente determinato dallo scollamento tra le prove del concorso e i programmi dei bienni formazione docenti, produrrà un contenzioso “pantagruelico”. Sono giustificabili criteri di valutazione differenti da regione a regione per lo stesso concorso nazionale? Di fronte a cotanta Waterloo, mi permetto di suggerire quattro richieste che i sindacati e il Parlamento dovrebbero sostenere: dimissioni immediate del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca; dimissioni di tutti i funzionari del Miur che si sono occupati del concorso a cattedra e revoca di tutte le eventuali nomine conferite a soggetti privati, con richiesta di risarcimento dei danni arrecati al buon nome della scuola italiana; immediata immissione in ruolo di tutti i docenti abilitati, in base ai posti disponibili in organico di fatto e di diritto, con precedenza da assegnare ai vincitori di concorso; modifica della legge 107/2015 con ripristino del biennio formazione docenti a partire dall’anno accademico 2016-2017. Ai nostri onorevoli e consiglieri regionali rinnovo la preghiera di esigere l’immediata applicazione della normativa scolastica che tutela anche la minoranza linguistica dei sardi, la più numerosa d’Italia. Sulle macerie dell’ennesima riforma romana sbagliata, è tempo di costruire una scuola sarda europea.

Antonio Deiara, Sassari