L’appello del docente Antonio Deiara – L’Unione Sarda 18 marzo 2016, pag. 8
Le leggi di tutela delle minoranze linguistiche garantiscono alla Sardegna la possibilità di sganciarsi dai parametri del dimensionamento scolastico. «Potremmo ridurre il numero standard fino a dieci alunni per classe; salvare le autonomie scolastiche con 400 studenti, non più 600, e creare così almeno seimila nuove cattedre», sintetizza Antonio Deiara, 55 anni, da trentasei insegnante di musica (prima al Conservatorio di Sassari, oggi alle Superiori di Ittiri), animatore di un blog su scuola e istruzione molto seguito dagli addetti ai lavori e non solo.
Nei giorni scorsi ha pubblicato una lettera aperta in cui richiama tutte le norme che tutelano le minoranze linguistiche. Gita, fra le altre, la legge 482 e il decreto 275 del ’99, il decreto 81 del 2009 «che all’articolo 10 – puntualizza Deiara – è dedicato alla scuola primaria. Dice: “Nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche possono essere costituite classi, per ciascun anno di corso, con un numero di alunni inferiore al numero minimo previsto e comunque non inferiore a 10 alunni”». Parametri molto più leggeri rispetto a quelli imposti dal dimensionamento (almeno 50 alunni alle Elementari, 30 per i centri montani e le isole; limite minimo di 45 iscritti alle Medie, 36 nei comuni con più difficoltà; più un ulteriore dieci per cento nei casi di particolari situazioni di isolamento o di pessimi collegamenti viari) che in due anni ha portato al taglio di una trentina di pluriclassi. Un sacrificio che poteva essere scongiurato. «Invece la Scuola Sarda Europea, frequentata dai figli dei cittadini di una minoranza linguistica tutelata in primis dall’Europa, è stata falcidiata dalla legge sul dimensionamento in misura sproporzionata rispetto alle scuole di numerose altre regioni italiane. E possibile ridefinire il numero delle classi in tutti i centri abitati e nelle scuole della Sardegna, attraverso una contrattazione dei sindacati con l’ufficio scolastico?». Magari anche prevedendo nei programmi «l’insegnamento della lingua sarda, della storia e della musica».
