Al Teatro Smeraldo di Sassari la prima edizione del Premio Faber. Vince Mario Nanu, giovane cantautore olbiese da molti anni trapiantato a Dublino, con il brano “Incontru” – La Nuova Sardegna, 18 dicembre 2001
Arriva da lontano il vincitore della prima edizione del Premio Faber. Si chiama Mario Nanu ed è un giovane cantautore olbiese da molti anni trapiantato a Dublino. Il suo brano “Incontru” si è classificato al primo posto nel concorso in lingua sarda dedicato alla memoria di Fabrizio De Andrè. Sabato sera sul palco del teatro Smeraldo si sono avvicendati i dieci finalisti, che hanno presentato le loro canzoni inedite, rigorosamente in limba. Mario Nanu ha eseguito il suo brano alla chitarra, strumento di cui ha mostrato una forte padronanza. È stato questo uno dei motivi a convincere la giuria dei cinque esperti (Antonio Strinna, Enzo Favata, Mario Nieddu, Sisinnio Usai e Antonio Deiara) a decretarlo vincitore. Medaglia d’argento per i Diskentes, band di tre elementi capitanata dalla sassarese Maria Speranza Russo, con “Sa vida”, brano scritto da Paolo Zizi. Al terzo posto i Pròmaka, gruppo formato da sette giovanissimi sassaresi, che hanno cantato “Cherimus paghe”. Premiati per la freschezza interpretativa e per l’attualità del brano, i Pròmaka più di chiunque altro hanno sofferto di una qualità del suono non sempre impeccabile, che ha penalizzato notevolmente la loro esecuzione. Menzione d’onore, infine, per Antonello Colledanchise e il suo brano “La porta”, cantato in catalano algherese e suonato sul palco dello Smeraldo dal gruppo Pentarei. Per gli altri sei partecipanti, quarto posto ex aequeo, e soprattutto la soddisfazione di incidere un brano nel cd compilation della manifestazione. Si tratta di Tiziano Dessì (Allegradi in sa vida), Andrea Zironi (Su jogu de sos ammentos), Massimo Zaccheddu (Storie), Aldebaran (Su cantu de su mare), Rita Medda (Albeschidas), Sebastiano Licheri (Musicante). Promosso dalle Acli provinciali di Sassari, il premio Faber è nato con l’intento di ricordare la figura di De Andrè a poco meno di tre anni dalla sua scomparsa. «A lui il mondo della musica è debitore _ ha spiegato il giornalista Giacomo Serreli, presentatore della serata _ per la profonda rivalutazione dell’importanza dei testi». «Per questo le Acli _ ha aggiunto Ottavio Sanna, presidente provinciale _ vogliono aiutare i giovani compositori, scegliendo di dialogare con loro attraverso la musica». Naturalmente quella sarda, la stessa limba che Fabrizio De Andrè amò molto e che ispirò alcune delle sue meravigliose melodie. Come la splendida “Zirighiltaggia”, ballata in gallurese che racconta la lite tra due fratelli per il possesso di una terra, contenuta nell’album “Rimini” del 1978. Lo stesso amore conflittuale che nel 1981 il cantautore descrisse dopo i 118 giorni di prigionia sull’Aspromonte, in quell’album senza titolo passato alla storia come “L’indiano”.
