Riunione allo studio Pentagrammando tra addetti ai lavori sul tema “Il didatta dell’educazione musicale: idee per una professione moderna” – La Nuova Sardegna, 5 settembre 2001

L’insegnamento della musica non è certo una “nuova professione”, ma se interpretato in maniera più aperta può conoscere uno sviluppo enorme e aprire notevoli prospettive dal punto di vista occupazionale. Se n’è parlato allo studio Pentagrammando, nel corso di un riunione tra addetti ai lavori sul tema “Il didatta dell’educazione musicale: idee per una professione moderna”. E l’idea di partenza è questa: «Dare dignità e preparazione a una nuova figura professionale – dice l’organizzatore, il professor Antonio Deiara – quella di un docente che faccia da raccordo tra la realtà dilettantistica più pura e gli studi conservatoriali. In mezzo infatti c’è un mondo che chiede spazio, formato da persone di tutte le età e dalle esigenze più disparate, che magari vuole solo imparare le basi per divertirsi ma che merita attenzione e può diventare un importante serbatoio per i Conservatori». Ed è in partenza un corso che cura tutti gli aspetti nella formazione dei nuovi insegnanti, da quelli tecnici a quelli psicologici (è stato anche approntato un codice deontologico che fa suo il principio del rispetto di tutti i gusti musicali) e, perché no, anche giuridico-fiscali. Gli sbocchi nel mondo del lavoro sarebbero innumerevoli: «L’intento è quello di allargare il bacino di utenza proponendo una fase propedeutica per tutti, dai bambini agli anziani, cui può seguire l’approfondimento e la specializzazione. Corsi e lezioni privati, corsi organizzati nell’ambito della programmazione scolastica, per i quali c’è un’esplosione di interesse – dice – oppure nei corsi estivi. E la scuola civica, quando si riuscirà a vararne una anche in città». A questo proposito esiste un progetto dello stesso Deiara, presentato tempo fa al Comune ma che ancora non ha avuto risposta: «Che ce ne sia davvero bisogno è emerso unanimemente durante la riunione: occorre un insegnamento di alta qualità in una dimensione amatoriale». Ma si è parlato anche della voglia di dare impulso all’attività concertistica del Sassarese, che secondo molti è mal coordinata (con date che si accavallano tra di loro, disorientando gli appassionati) ed eccessivamente “paludata”: suonano sempre gli stessi, si lamentano in tanti, perché invece non dare spazio a tutti?(a.pa.)