È la prima opera didattica in sardo: dura 55 minuti, è scritta per i ragazzi – L’Unione Sarda 23 aprile 2017
Sassari. Una sorta di compilation che rievoca la storia della Sardegna. Con un originale accostamento fra i testi di autori moderni e i brani della tradizione musicale reinterpretati o “riecheggiati” con un organico classico di strumenti a fiato, corda e percussioni. Voce narrante, tre solisti (soprano, contralto e baritono), il coro e un’orchestra di ragazzi. La forma è quella dell’oratorio. La prima opera didattica in sardo si intitola “Paraulas e Sonos de Sardigna”. L’intento è ambizioso, come spiega il compositore, Gian Battista Ledda, docente di Teoria e Semiografia al Conservatorio di Musica di Sassari: «È stata scritta pensando soprattutto ai ragazzi delle scuole medie e delle superiori: dalla durata di 55 minuti alla partitura. È come un viaggio musicale e storico che parte dall’epopea dei Giganti di Mont’e Prama. È rivolta soprattutto ai ragazzi lontani dalla nostra lingua e cultura, ecco perché l’uso della lingua sarda, anche se poi il libretto verrà distribuito nelle scuole in italiano e inglese».
Originale la presentazione nell’aula magna dell’Accademia delle Belle Arti: l’illustrazione dell’opera è stata intervallata dai canti eseguiti dal Coro Sant’Austinu di Ala dei Sardi, il ballo del Gruppo Folk Santu Frantziscu e alcuni frammenti melodici dei brani di “Paraulas e Sonos de Sardigna” ancora in digitale, dato che la prima esecuzione dal vivo è fissata per l’8 luglio nella Chiesa di Sant’Agostino ad Alà dei Sardi, centro promotore del progetto.
Le sedici miniature musicali rappresentano democraticamente le varie regioni. Da Sant’Efisio e la religiosità campidanese al “Maggiu” sassarese; dalla Corsicana di Tempio alla “Assandira” nuorese; dalla Tabarka di Carloforte a “L’Alguer”. A volte le sonorità sono riprodotte con gli strumenti classici, come in “Launeddas” dedicata all’etnomusicologo danese Weis Bentzon. Altre volte il tema è uno spunto più o meno evidente come in “Deus ti salvet Maria”. Tutti i brani attingono alla tradizione musicale isolana, tranne i due pezzi sui Giganti di Mont’e Prama, composti per l’occasione da Antonio Deiara. La chiusura dell’opera didattica è affidata a Su Ballu Tundu e “Procurad’e moderare”.
Giampiero Marras
