Ecco Deiara, il dj del palazzetto che ha unito note e sport. Se il Banco di Sardegna ha vinto sette partite di fila imparando a suonarle a tutte le avversarie, il merito è anche un po’ suo? – La Nuova Sardegna, 4 dicembre 2002
Tranquilli, se entrando invece della palla che rimbomba sul parquet sentite la voce di David Byrne o la chitarra di Zappa non avete sbagliato posto. Siete al palasport, ma in quello di Sassari. E ci siete arrivati per la partita del Banco. Vi accoglie il maestro Antonio Deiara, vi accompagna la sua musica. Note che condiscono partita e stati d’animo, li guidano e ne vengono ispirati. E quando si sfolla vi manca pure, quel sottofondo. Non come negli altri posti, dove vi sparano l’ultimo da hit parade e bo’. No, Sassari alle pretese della sua squadra di basket ne abbina anche altre, sullo stesso parquet. La musica per questo ragazzo di 41 anni che sa sorridere è un modo per comunicare, è un linguaggio. Se lo può permettere: Antonio Deiara, nato organista e cresciuto attraverso canto gregoriano e chitarra, batteria, composizione e flauto, nel conservatorio, è diventato sotto Carlo Delfrati insegnante di didattica della musica, mastica giornalismo e ora oltre ai suoi alunni di Villanova Monteleone cura il pubblico del palazzetto. Sport ne ha fatto, da ragazzino. Poi ha scoperto il basket e ha combinato il matrimonio. «Lo sport appassiona la massa, la musica anche. Ho cercato di collegarli – spiega -. La musica è un linguaggio che coinvolge al di là delle parole, ed è vero che quando non ci si riesce a esprimere in altri modi si canta. Succede così anche dentro un palazzetto dello sport». Ma non in tutti. Anzi, soltanto in quello un po’ auditorium di Sassari, a quanto risulta. «Ho fatto un giro, ho visto cosa accade attraverso la tv ed è vero, da altre parti mettono solo i brani da hit parade, belli o brutti che siano. Qui non accadrà mai. Sarà anche una mia pretesa, quella di educare alla musica anche attraverso lo sport, ma ho visto che alla gente piace ed è questo che mi dà l’entusiasmo per continuare». E di entusiasmo ce ne vuole, per andare la domenica mattina in un palazzetto deserto e portarsi il suo impianto, collegarlo, tornare nel primo pomeriggio e testarlo e poi ripetere tutto, anche di mercoledì sera magari. E c’è sempre la Siae da pagare. Tutto è nato dopo l’appello lanciato lo scorso anno dal presidente della Dinamo Milia. Deiara si occupa di musica, e con la musica ha contribuito. Ha fatto di più, perché è l’autore dell’inno della Dinamo. Un inno che non piace a tutti. «A me sì che piace, e ci credo – si difende -. L’ho scritto come inno, è un inno e ne rispetta la struttura. È già diventato un… tormentone, proprio come un inno». Meno male che c’è anche altro. I brani mirati per i giocatori sperando che, se non si esaltano, almeno gradiscano. I pezzi che sottolineano i momenti del match agli intervalli. Vibrazioni, messaggi via audio: si perde e c’è un’atmosfera. Si vince e ce n’è un’altra, punto a punto e Deiara ha il cd giusto da piazzare con l’aiuto del suo amico Vladimiro Porcu, musicista raffinato e vice-dj. Forse ha inventato un mestiere, Deiara: il pala-dj. «Un mestiere no – dice -, ma un’idea sì. In questo settore c’è spazio e ci può scappare anche qualche stipendio. Ne ho parlato con la Federbasket, perché penso che l’educazione musicale si possa fare anche abbinandola allo sport. Vedremo». Intanto lui continua a commentare, a sottolineare, a incitare con i suoi brani. Mitica la scelta di Dies irae e Profondo rosso dopo due sconfitte, mentre è stata ricacciata in gola a 5000 persone la curiosità di sapere cosa avrebbe proposto per celebrare un’eventuale vittoria nella finale dei playoff dell’anno scorso. Deiara per scaramanzia non lo svela ma insiste nel suo contributo alla squadra, domenica dopo domenica. Vuoi vedere che, se il Banco di Sardegna ha vinto sette partite di fila imparando a suonarle a tutte le avversarie, il merito è anche un po’ suo? Mario Carta
