Interessante conferenza di “Pentagrammando”. Bisogna attivare in tutte le scuole di ogni ordine e grado corsi pomeridiani gratuiti. E poi una Scuola Civica – La Nuova Sardegna, 6 giugno 1999
In un mondo che sembra fatto di musica, si scopre che in realtà per la maggioranza dei fruitori essa è un fenomeno lontano dall’essere compreso realmente. E che quindi può essere solo “subìto” dall’ascoltatore. Lo sanno bene le grandi case discografiche che hanno semaforo verde per proporre come modelli artistici vera e propria spazzatura, con enorme successo. In un convegno dibattito organizzato dallo Studio musicale Pentagrammando nell’aula magna del Tecnico commerciale La Marmora si è partiti proprio da questa constatazione. «I criteri utilizzati sinora nell’insegnamento della musica – dice il professor Antonio Deiara, che dirige i corsi serali organizzati nell’istituto ragionieri – non hanno provocato altro che l’allontanamento costante e sistematico degli studenti dal mondo dei suoni». Occorre quindi fondare il sistema didattico partendo dal ‘vissuto musicale’ dello studente, rispettandone gusti e passioni, evitando inutili classifiche di generi. Ma per fare ciò occorre una preparazione da parte dei docenti «per evitare la drammatica sequela di abbandoni degli studi musicali provocati dalla cosiddetta didattica tradizionale, fatta solo di teoria e solfeggio», dice Deiara. Certo l’importanza data alla musica dal mondo della scuola è sconfortante. Stando ai programmi tutti dovrebbero studiarla per almeno otto anni, in pratica nelle scuole materne ed elementari tutto è lasciato alla buona volontà di alcuni insegnati, mentre alle medie «arriva la didattica del solo flauto dolce, sino a odiare lo strumento e con esso la musica». E nelle superiori? «Un deserto. A parte il Conservatorio, solo pochi istituti hanno provato a sperimentare nuove strade. E non resta altra soluzione che le lezioni private, spesso costosissime, in altri casi nefaste». Secondo quelli di Pentagrammando bisogna attivare in tutte le scuole di ogni ordine e grado corsi pomeridiani gratuiti, e contemporaneamente favorire la preparazione professionale dei docenti e il loro costante aggiornamento, utilizzando fondi pubblici. «La creazione di una scuola civica di musica – spiega Deiara – potrebbe modificare la situazione e verrebbe a riempire la falla creatasi tra gli studi ad alto livello (quelli del Conservatorio) e la realtà musicale di tutti i giorni, facendo da filtro». La conoscenza delle sette note si aprirebbe quindi a tutti, anche alla terza età, e scenderebbe dal piedistallo sul quale è stata posta. Quali sarebbero i benefici? Tanti. Innanzitutto un miglioramento della situazione occupazionale del settore, frenato dall’assenza di concorsi e per il quale si parla di centinaia di diplomati disoccupati. Ma si otterrebbero risultati come la maturazione del senso estetico dell’ascoltatore; la partecipazione ai concerti di un pubblico più numeroso e competente; il conseguimento della pari dignità di tutti gli strumenti. Ma anche l’individuazione di quei soggetti realmente in grado di accedere al Conservatorio. Solo un sogno? (a.pa)
