La Nuova Sardegna – 7 aprile 2020, pag. 39

 

Quarant’anni fa, un amico mi raccontò che, quando esplose il boom economico, per troppo tempo si nutrì quasi esclusivamente di carne e sostituì l’acqua e un buon bicchiere di vino con litri e litri di Coca Cola. Finì in ospedale. Fabula docet: il neofita è manicheo, per cui tutto quello che ha preceduto la sua “conversione” è il “nero-non-buono”, l’intera gamma di cose disponibili nel “post-conversione” rappresentano il “bianco-buono”. La didattica a distanza, risposta ineludibile nel breve periodo alla sospensione della didattica in presenza, è stata intesa da troppi “proseliti neofiti” dello scranno, della scrivania e della cattedra come panacea per tutti i mali della scuola pubblica della Repubblica Italiana. I neofiti della nuova religione pedagogico-didattica hanno commesso tre errori sostanziali: sopravvalutare la disponibilità e l’efficacia degli strumenti informatici, sovraccaricare di lavoro gli studenti davanti all’equivalente della play-station, equiparare un’ora di lezione in aula ad un’ora di lezione dietro lo schermo. La lezione online, per essere efficace nei confronti dei discenti più piccoli, deve rispettare i tempi televisivi. Sono da evitarsi rigorosamente, pertanto, gli interminabili monologhi del docente, la programmazione di un numero di ore pari a quello delle lezioni in presenza, l’insegnamento teorico delle discipline “pratiche” come la musica. I tutorial, oggi largamente presenti su Internet, non costituiscono una modalità di insegnamento ma di “ammaestramento”. L’elemento educativo e quello formativo posti in essere dalla scuola, rientrano in altre categorie pedagogiche e didattiche. Antonio DeiaraSassariGentile Antonio, detto così, l’acronimo Dad – “papà” in inglese – sembra quasi richiamare un’idea di accudimento del discepolo che sia tutelare, saggio, comodo, sapiente dei mezzi e dei modi da utilizzare per trasmettere lo scibile alle giovani menti anche in tempo di pandemia. Invece la realtà sta dimostrando che l’interattività a distanza è assai più faticosa del previsto.Le lezioni, così come i tutorial e gli esercizi trasmessi in file spaiati o su piattaforme non univoche, stanno richiedendo un lavoro poderoso tanto agli insegnanti che agli studenti, col risultato che tutti quanti non vedono l’ora di tornare presto in aula. La scuola italiana si regge su fragili equilibri già in condizioni ordinarie, l’imposizione da un giorno all’altro della quarantena ha colto di sorpresa un sistema del tutto impreparato all’emergenza.