L’obbligo di formazione comporta una doppia spesa per le casse dello Stato: la retribuzione dei formatori e il riconoscimento economico delle ore aggiuntive svolte dai professori da formare
È un piano nazionale d’aggiornamento di proporzioni bibliche quello previsto dall’articolo 1, comma 124, della Legge n. 107/2015 (c.d. “La Buona Scuola”). All’inizio dell’iter legislativo, si parlava di 50 ore annuali per docente, e dato che in Italia gli insegnanti sono 700.000, lascio immaginare il costo complessivo dell’operazione… Mi permetto di ricordare che l’obbligo di formazione comporta una doppia spesa per le casse dello Stato: la retribuzione dei formatori, con la speranza che si tratti di esperti che abbiano varcato, per un congruo numero di anni, la porta di un’aula scolastica e non, per dirla con Winnie the Pooh, di costruttori di “città sotterranee in superficie” destinate a crollare miseramente; il riconoscimento economico delle ore aggiuntive svolte dai professori da formare, nel rispetto degli articoli 29 e 64 (comma 2) del CCNL del 2007, ancora oggi in vigore.
Su tutto questo incombe lo “tsunami pensioni” nella Scuola che, già nel prossimo quinquennio, alla luce delle nostre rispettabili età media e anzianità di servizio, pare riguarderebbe circa 350.000 docenti. Mi appello al presidente dell’INPS, Tito Boeri: si potrebbero conoscere dati certi sui pensionamenti degli insegnanti di ogni ordine e grado nei prossimi cinque/dieci anni? Se il totale risultasse vicino, anche per difetto, al numero ipotizzato in precedenza, non sarebbe meglio investire le risorse disponibili sulla formazione iniziale dei nuovi professori da assumere col turnover, magari ripristinando un Biennio Formazione Docenti abilitante con annesso tirocinio? Considerato il fatto che l’ultima generazione di docenti è stata selezionata e preparata attraverso percorsi formativi biennali o triennali, ritengo sia lecito chiedersi: quanti insegnanti avrebbero effettivamente bisogno di un aggiornamento tanto “massiccio” da drenare ingenti risorse in tempi di vacche magre?
Una proposta al Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, sui criteri di scelta dei futuri formatori: perché non selezionarli, con bando pubblico e in base ai curricula, tra i docenti in cattedra da un “sostanzioso” numero di anni? Sarebbe sufficiente prevedere un semiesonero, assimilabile a quello dei vicepresidi (tot ore in aula con gli alunni e tot ore con gli insegnanti da formare) e si garantirebbe un “aggiornamento esperienziale” ben più utile delle teorie pseudo pedagogiche e paradidattiche, sempre di moda, ieri e oggi. Un altro tassello per fare in modo che la Scuola pubblica sia… buona, anzi, migliore!
