La didattica dell’ascolto sa risvegliare l’orecchio di numerosissimi ascoltatori. È tempo di portare la musica di qualità al pubblico del Terzo Millennio
Immaginate 450 ragazzi seduti sulle panche dell’ultima fila di una chiesa, in silenzio, senza telefonini e Facebook, con gli occhi attenti ai movimenti dei piedi e delle mani dell’organista, e delle dita dei violinisti proiettati sullo schermo più vicino, con le orecchie protese verso il tema dell’orchestra d’archi. Novanta secondi, il brano si conclude ed esplode l’applauso. Cinquantacinque minuti e il “Concerto Politematico 3.0” ha termine, con un’imprevedibile richiesta di bis da parte dei giovani e giovanissimi ascoltatori. È accaduto a Sassari, nella Basilica del Sacro Cuore; si è ripetuto nella Chiesa di San Sisto, al Centro storico. Potenza della “Didattica dell’ascolto”! È tempo di portare la musica di qualità al pubblico del Terzo Millennio.
Parafrasando Franco Battiato, viviamo strani giorni, anche noi che procediamo sui sentieri pentagrammati, ritenuti sicuri fino a pochi anni or sono. Dilagano fenomeni paramusicali che avviluppano l’ascoltatore indifeso nelle spire di videoclip ammalianti nei quali, quasi come nel viaggio di Ulisse, sirene più o meno siliconate si trasformano ben presto in arpie bramose di denaro e followers. L’errore sarebbe quello di rinchiudersi nelle torri d’avorio dei talebani del pentagramma. Ben presto, gli zombies dei prodotti pseudo musicali, circonderebbero ed abbatterebbero le torri dei puristi della monocultura classica o jazz. I sopravvissuti, musicisti di grandissimo livello ma operatori culturali autoreferenziali, sopravviverebbero rimpiangendo un’Ètà dell’oro frutto della loro fantasia autoassolutoria.
La strada da percorrere è una quattro corsie: rispetto per il “vissuto musicale” di ogni persona, perché i gusti dell’ascoltatore non si modificano con le critiche ma con l’istruzione musicale; rispetto delle scelte vocali e/o strumentali e/o compositive proposte dagli allievi, a partire dalle Scuole Elementari e Medie, ai docenti pentagrammati vecchi e, soprattutto, giovani; applicazione dell’”Educazione Musicale Diffusa” a partire almeno dalla prima classe della Primaria; utilizzo costante della “Didattica dell’ascolto” verso le nuove generazioni di interpreti ed ascoltatori.
La “Didattica dell’ascolto” sa risvegliare l’orecchio di numerosissimi ascoltatori. Occorre proporre al pubblico brani molto brevi e marcatamente diversi fra loro; dato che viviamo nel Secolo dell’immagine, tutti i presenti al “Concerto Politematico 3.0” devono poter vedere da vicino le mani del musicista, l’agilità delle dita del violinista o la stupefacente fluidità del “tacco e punta” dei piedi dell’organista. Cinquantacinque minuti di emozioni spingono l’ascoltatore a ripetere l’esperienza e a farla vivere ad amici e parenti. Due ore di noia mortale allontanano, non di rado per sempre, anche l’orecchio più paziente. “Circuitiamo”, cioè portiamo anche nei quartieri cittadini, nei paesi grandi e piccoli, nelle comunità e, soprattutto, nelle Scuole di ogni ordine e grado, il patrimonio di musica di qualità prodotto ogni anno da Indirizzi strumentali, Licei musicali e Conservatori, da Scuole di musica civiche e private, Bande, Cori, Ensembles, Band e solisti. È tempo di portare la musica di qualità agli ascoltatori del Terzo Millennio, prima che sia troppo tardi.
