Prospettive occupazionali nell’educazione musicale – Testo tratto da “Around the piano” (a cura di Roberto Piana), Magnum-Edizioni, Sassari, 2001, e riproposto in “Pentagrammiamo?”, Magnum-Edizioni, Sassari, 2003

Memorandum per il lettore
Il testo “Pentagrammiamo?” segue un percorso molto preciso: si apre con la “Relazione del 1999”, che tanto clamore suscitò a suo tempo sulla stampa, incentrata sulle “prospettive occupazionali nell’educazione musicale”. Una vera e propria mappa per gli anni a venire.
Poi viene proposto il progetto-tipo: “Idee per l’organizzazione di attività musicali”. Contiene le linee guida che, con articolazioni diverse, sono state già concretizzate nell’I.T.C.T. “La Marmora-Einaudi”, nell’I.T.I. “Angioy” di Sassari e in occasione del progetto Pollicino” con risultati clamorosamente positivi e documentati dai mass-media. Il progetto “La musica come forma di linguaggio” può I mi lire già dagli asili nido, svilupparsi nella scuola materna e irrobustiti in quella elementare. Sono questi i tre capitoli successivi.
Conclude il lavoro avviato nel ’99 il progetto per l’arricchimento musicale dei docenti delle scuole materne ed elementari e degli asili nido.
Infine ci sarebbe anche un curriculum vitae la cui lettura è… facoltativa!
A.D.
Prospettive occupazionali nell’educazione musicale
La musica come forma di linguaggio
La musica è una forma di linguaggio che può essere utilizzata da ogni persona, sia pure a livelli di competenza differenti.
È del tutto inutile studiare la vita dei musicisti e i cataloghi delle opere: in assoluto disaccordo con il M° Muti (cfr. “Corriere della Sera”, 5 maggio 1999), ritengo che tali presunte strategie didattiche abbiano prodotto un costante e sistematico allontanamento degli studenti dal mondo dei suoni.
L’obiettivo primario dell’insegnamento della musica deve essere pertanto la comprensione degli elementi costitutivi del codice musicale attraverso esperienze vocali e strumentali concrete e vissute in prima persona dagli allievi. Questa impostazione metodologico-didattica si fonda sul vissuto musicale del discente ed esclude in modo assoluto preconcetti, classifiche di generi musicali ed altre amenità simili da parte dei docenti.
Le abilità e le conoscenze specifiche dell’educazione musicale devono essere sviluppate secondo una didattica circolare e a spirale: ascolto e analisi, uso della voce e di mezzi musicali, conoscenza del codice e creatività.
Risulta pertanto indispensabile curare la preparazione professionale dei nuovi docenti, al fine di evitare la drammatica sequela di abbandoni degli studi musicali che la sedicente “didattica tradizionale” provoca.
Studiare la musica, oggi
Con i programmai del 1979, la scuola secondaria di primo grado prepara itinerari musicali assolutamente distanti dalla normativa precedente. Anche i programmi del 1985 per la scuola elementare e materna si fondano sulla concezione linguistica della musica. In teoria, tutti i cittadini dovrebbero studiare la musica per otto-undici anni.
La realtà è assai diversa: mentre nelle scuole materne ed elementari tutto è affidato alla buona volontà di alcuni eroici colleghi, nella scuola media l’eroismo è richiesto agli alunni soggetti alla tristemente famosa didattica dell’agiografìa o, nella migliore delle ipotesi, del solo flauto dolce.
La scuola secondaria superiore, musicalmente parlando, è un deserto, con le dovute eccezioni dell’ex Istituto Magistrale, della Scuola Magistrale, dei Corsi Brocca, del Conservatorio e dell’ex I.T. F.. Non resta che la possibilità delle lezioni private: da quelle costosissime a quelle sporadiche offerte da enti ed istituzioni pubblici e privati.
Studiare la musica, domani
Baconianamente passiamo ora alla pars construens: cosa si dovrebbe fare concretamente per promuovere la partecipazione di quanti lo desiderino all’esperienza musicale?
La prima operazione compete al Ministero della Pubblica Istruzione: dirottare verso altri settori della Pubblica Amministrazione i docenti dell’educazione musicale demotivati e inserire personale qualificato nelle scuole materne ed elementari.
Il secondo intervento riguarda l’attivazione in tutte le scuole di ogni ordine e grado di corsi pomeridiani gratuiti di musica secondo le linee didattiche contenute nella premessa e secondo il modello in fieri nell’Istituto Tecnico Commerciale “A. La Marmora” di Sassari.
È indispensabile favorire il processo di preparazione professionale dei nuovi docenti e il loro costante aggiornamento con iniziative come quelle dello Studio Pentagrammando di Sassari ma con fondi pubblici.
Tutte le attività musicali debbono essere coordinate a livello provinciale, sia al fine di non sprecare le risorse, sia con l’obiettivo di valutare costantemente la risposta degli utenti; indispensabile l’apporto dei Conservatori di musica.
Una Scuola Civica di Musica, sempre secondale linee programmatiche citate, potrebbe modificare positivamente la situazione musicale delle città. In altre parole, tutti i corsi di musica, pubblici e privati, vanno correlati alla realtà del Conservatorio e devono funzionare “da filtro” tra la realtà di tutti i giorni e gli studi musicali di alto livello.
Gli Studi Musicali Pentagrammando si occuperebbero della preparazione musicale degli adulti e della Terza Età, nell’ottica di una formazione permanente dell’uomo e del cittadino.
Implicazioni culturali
L’attuazione delle linee programmatiche contenute nella presente relazione, e in particolare il coordinamento delle iniziative pubbliche e private nel campo dell’Educazione Musicale, favorirebbero il conseguimento di cinque obiettivi fondamentali:
- la maturazione musicale di tutti i cittadini, con un affinamento del senso estetico dell’ascoltatore e quindi del “consumatore” di materiale discografico: sarebbe la fine di fenomeni-spazzatura oggi dilaganti:
- la partecipazione ai concerti di un pubblico numeroso e competente e la crescita esponenziale della stessa attività concertistica;
- l’approfondimento delle competenze musicali, sempre in una dimensione linguistica, di tutti coloro che vivono esperienze musicali corali e bandistiche;
- il conseguimento della pari dignità di tutti gli strumenti, col superamento dello strapotere acritico di chitarra e pianoforte; la individuazione e valorizzazione dei “capaci e meritevoli” nella prospettiva di una pre-selezione di quanti dovranno poi accedere al Conservatorio.
Il modello formativo del 2000 dovrebbe essere il seguente:
- alfabetizzazione musicale nelle scuole, per tutti;
- corsi pomeridiani, nelle scuole e nel privato per quanti desiderino approfondire;
- Scuola Civica di Musica in proiezione amatoriale;
- Il Conservatorio nella dimensione professionale;
- I corsi dovrebbero funzionare per tutto l’anno con variazioni programmatiche e turnazione dei docenti per le ferie.
La dimensione sociale della musica
L’apprendimento della musica come forma di linguaggio, produce modificazioni positive sia a livello di sviluppo delle personalità che di socializzazione.
In termini di finalità educative, il mondo dei suoni può incanalare positivamente l’emotività del singolo, educarlo a lavorare con gli altri, fargli superare la paura del presentare il proprio “prodotto musicale” di fronte a un pubblico, fargli acquisire sicurezza nelle proprie potenzialità espressive.
Il promuovere l’aggregazione di gruppi musicali assume una rilevante valenza sociale, il tempo libero dedicato al suonare e cantare, all’ascoltare criticamente o all’inventare musica è positivo, creativo e costituisce un’occasione di socializzazione e di arricchimento umano.
Creare le condizioni affinché durante l’intero corso dell’anno si possa frequentare un corso di Educazione Musicale, di canto e di strumento, di composizione e di musica d’insieme, significa gettare le basi per una profonda modificazione, in senso positivo, dell’utilizzo del tempo da parte dei giovani e dei non più giovani. Il pieno impiego delle strutture scolastiche, chiaramente in sinergia con altre discipline (arte, teatro, cinema, letteratura, tecnologia, educazione fisica, lingue straniere, etc.) sarebbe una rivoluzione culturale nel senso più valido possibile del termine.
Le prospettive occupazionali
Un impianto programmatico come quello fin qui definito, può e devo coinvolgere una pluralità di soggetti in compiti di organizzazione, di insegnamento e di gestione.
Occorre promuovere un vero e proprio censimento di tutti i diplomati e diplomandi che intendono impegnarsi in questa nuova dimensione.
La divisione fondamentale sarà tra chi sceglierà la professione di Didatta dell’Educazione Musicale e chi preferirà lavorare in qualità di Maestro di Strumento, Maestro di Canto, Maestro di Composizione o Maestro di Musica d’Insieme (vocale e/o strumentale).
Ai primi verrà affidato il compito di insegnare nei corsi di preparazione di base (fase propedeutica), secondo le linee programmatiche e metodologico-didattiche da approfondire in specifici corsi di preparazione professionale. Gli altri Maestri, con lealtà e umiltà, dovranno optare per i corsi di primo livello (corsi avanzati, rispetto alla fase propedeutica) o per i corsi di secondo livello (corsi di perfezionamento).
Tutti i Maestri dei corsi avanzati e dei corsi di perfezionamento dovranno seguire le lezioni di preparazione professionale.
La nascita dei Didatti dell’Educazione Musicale segna la fine dell’obsoleto Maestro di Teoria e Solfeggio. I diplomati in strumenti ancora poco diffusi potrebbero optare per questa nuova professione.
Il presente progetto può generare anche lavoro indotto:
- attività concertistica diffusa;
- attività musicale a tutti i livelli in collaborazione con le associazioni di categoria, al fine di estirpare la categoria dei “suonatori di dischetti per tastiere elettroniche”;
- gestione della parte amministrativa e fiscale sia per i docenti che per i gruppi musicali;
- pulizia e custodia dei locali.
Un ruolo di rilievo spetta anche ai negozi di strumenti musicali: sponsorizzare iniziative private e progetti di Istituti scolastici ed Enti pubblici costituisce un gesto di lungimiranza e di fiducia nei confronti dei giovani imprenditori dell’Educazione musicale.
Conclusioni
In conclusione, si può e si deve attivare un circuito virtuoso in tempi brevi. Le ricadute in termini culturali, sociali ed occupazionali saranno senza dubbio rilevanti e stabili, a condizione che le attività proposte vengano programmate e gestite seconde le linee portanti definite nella presente relazione. Anche nel campo dell’imprenditorialità musicale è valido quanto disse un grande Maestro a un giovane compositore: «Per scrivere una Ouverture bastano cinque note: la si fa fa re, a chi la sa fare!».
Da “Around the piano” (a cura di Roberto Piana) Magnum-Edizioni, Sassari, 2001
