Il Decreto Interministeriale n. 176 del 1° luglio scorso parla di “Riequilibrio territoriale” senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica

Il colpevole, neppure stavolta è il povero maggiordomo. L’“assassino” ha un nome e un cognome: Matteo Renzi, quello che dovrebbe essere a casa sua dal 2016, dopo la netta sconfitta referendaria, perché così aveva dichiarato alle cittadine e ai cittadini della Repubblica Italiana. Poi è arrivato il primo “maggiordomo”, Paolo Gentiloni. Nel Decreto Legislativo 60 del 13 aprile 2017, si preannunciava il “riordino” dei Corsi a Indirizzo Musicale. L’ultimo miglio, il miglio rosso di vergogna, viene percorso pochi mesi fa da altri due “maggiordomi” nemici della Scuola Pubblica: Patrizio Bianchi, titolare nientepopodimeno che del Ministero dell’Istruzione, e da Daniele Franco, al vertice del Ministero dell’Economia e Finanza. Nasce così il Decreto Interministeriale n. 176 del 1° luglio 2022 che, al comma 1 dell’articolo 12 dal titolo narcotizzante “Riequilibrio territoriale”, recita: «Al fine di garantire la progressiva attuazione dei percorsi a indirizzo musicale e il riequilibrio territoriale su base pluriennale, si utilizzano le risorse del contingente dei posti già destinati alle sezioni a indirizzo musicale, attivate ai sensi del decreto ministeriale n. 201/1999, e l’organico dell’autonomia, senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica».

Ci risiamo. La famosa “ministra dei neutrini” Maria Stella Gelmini, oggi confluita nel partito della coppia più bella del mondo Renzi-Calenda, sosteneva che il numero dei bidelli (collaboratori scolastici) era superiore a quello dei carabinieri. Dimenticava che in Italia il numero degli alunni è di circa otto milioni mentre, fortunatamente, quello dei delinquenti risulta assai inferiore. Per risolvere il “problema”, la Gelmini tagliò 50.000 Ata (in maggioranza collaboratori scolastici) e 130.000 docenti “nullafacenti”. Oggi il problema è quello dell’eccessiva diffusione della Filiera dell’Educazione Musicale in Italia, Paese della Musica e del Bel Canto. Dopo cinque lustri di dure battaglie, numerosi ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali (conclusi vittoriosamente!) e un certosino lavoro di formazione di giovani musicisti a partire dalla Scuola Primaria, è arrivata la “genialata” degli ultimi eredi di Quintino Sella, Bianchi e Franco. Certo: i nuovi Indirizzi Musicali si potranno aprire, ma “senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica”. Viva la Scuola dei fichi secchi!

Occorre agire con estrema urgenza, al fine di abrogare la norma letale che condizionerà pesantemente le iscrizioni per l’anno scolastico 2023-2024. Le Colleghe e i Colleghi di Strumento Musicale e Musica dovrebbero mobilitarsi per chiedere ai nuovi Deputati e Senatori, che voteremo il prossimo 25 settembre, di cancellare immediatamente almeno il citato articolo 12. Vorrei ricordare all’occhiuta Casalinga di Voghera che la Musica attraverso la pratica Strumentale e Vocale, al pari della pratica degli Sport, previene fenomeni socialmente ed economicamente devastanti per uno Stato moderno: l’abbandono scolastico, le devianze giovanili e la microcriminalità. Le Attività Musicali previste dal D.M. 8/2011 nella Scuola Primaria, gli Indirizzi Musicali nella Secondaria, gli Indirizzi Jazz e Pop-Rock nei Licei Musicali, unitamente al Pop Rock nei Conservatori di Musica, devono essere possentemente implementati nel Paese del Ben Canto e della Musica, di Vivaldi e Morricone, di Rossini e Battiato, di Farinelli e Pavarotti, di Verdi e Cerri! In caso contrario, anche le campane di Pier Capponi suoneranno a morto.

Antonio Deiara