Il sottosegretario Vito De Filippo narra un futuro “lacrime e sangue” per le Scuole dell’Isola. Tradotto: «Avremmo potuto tagliare 200 cattedre e ne abbiamo “segato” solo 100». Che cuore grande…
De Filippo, chi era costui? Anche Don Abbondio si porrebbe la fatidica domanda. Vito De Filippo, sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, per i pochi che non lo conoscono, è l’autore del primo “Requiem” scritto sul prossimo trapasso delle Scuole della Sardegna per voce narrante (la sua), soli (la ministra Valeria Fedeli, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Francesco Feliziani, il presidente della Regione Francesco Pigliaru e l’assessore della Pubblica Istruzione Giuseppe Dessena), coro (assessori e consiglieri regionali) e orchestra (deputati e senatori sardi). All’interpellanza del deputato Mauro Pili, che chiedeva le motivazioni della mancata apertura di 15 nuovi Indirizzi Musicali, richiesti da 400 famiglie di ragazze e ragazzi di Sardegna iscritti alla prima media, pari a 60 nuove cattedre di Strumento in presenza di un taglio ministeriale di ben 100 posti di lavoro, il sottosegretario De Filippo, il 10.10.2017, alla Camera, dichiarava: «[…] Quindi, al termine delle operazioni per la determinazione dell’organico, il decremento per l’anno scolastico in corso, rispetto al precedente, è stato contenuto invece a 100 unità e non a 200 come l’aritmetica avrebbe potuto prevedere». Traducendo dal burocratese: avremmo potuto tagliare 200 cattedre e ne abbiamo “segato” solo 100. Che cuore grande…
Ma la melodia più possente si trova nella seconda parte della partitura di Vito De Filippo: «[…] A quanto sopra deve aggiungersi il fatto che, negli ultimi due anni scolastici, la regione Sardegna non ha disposto interventi di razionalizzazione della rete scolastica. Ciò comporta che, a fronte di una costante riduzione del numero degli alunni, ormai consolidatasi come tendenza stabile, non sono ipotizzabili margini di ottimizzazione delle risorse di organico attualmente assegnate alla regione Sardegna, proprio in mancanza della riorganizzazione e della razionalizzazione della rete scolastica». Fuori dai denti: se voi sardi non taglierete in modo consistente le cattedre delle scuole della Sardegna, non concederemo il diritto allo studio di uno strumento musicale agli alunni dell’Isola. E, giunto alla fin della licenza, il De Filippo tocca: «Pertanto, perdurando il calo degli studenti in assenza di un incremento di organico per i prossimi anni o, in alternativa, in mancanza di una razionalizzazione della rete scolastica che permetta un’ottimizzazione delle risorse di personale docente assegnato alla regione Sardegna, non è immaginabile prevedere l’istituzione di formule didattiche ancora più onerose». Amen.
Mi permetto di segnalare alcune partiture “dimenticate” a coloro che si apprestano a mettere in scena la Prima del “Requiem” sulla prossima decimazione delle scuole della Sardegna, Regione Autonoma abitata dalla minoranza linguistica più numerosa d’Italia: Costituzione della Repubblica Italiana, art. 6 (tutela delle minoranze linguistiche); Legge n. 482/1999 e Decreto Legislativo 13 gennaio 2016 n.16 in applicazione delle direttive europee sulla citata tutela; DPR 275/1999 sull’Autonomia Scolastica; DPR 81/2009 sulla strutturazione degli organici nei territori abitati dalle minoranze linguistiche; etc. Ad libitum!
