L’istruzione musicale per adulti e terza età apre nuovi scenari sociali ed occupazionali. Il sogno nel cassetto diventa realtà: il suonare e il cantare offerto anche gli “over anta”

Do una bella notizia a tutti gli “O.A.” (over anta): potete tirar fuori il vostro sogno musicale da quel cassetto che tenete chiuso ormai da due o trent’anni! Si può suonare e cantare anche alla vostra età. La musica non è un bisogno primario come il nutrirsi, ma aiuta a vivere meglio, con se stessi e con gli altri. Fare musica equivale ad un impiego positivo del tempo libero, al pari del praticare lo sport, sia da soli che in band o in coro. Il passaggio dalla “musica in camera” alla “musica da camera” è ricco di valenze socializzanti, in quest’epoca di solitudini da selfie. «Capire la lingua – scriveva Don Milani – rende liberi». Capire il linguaggio dei dodici suoni, diciamo noi oggi, anche solo a livello amatoriale, significa essere ascoltatori consapevoli e quindi persone libere. Al diavolo i funambolici solfeggi o la teoria musicale a pappagallo… Prendi uno strumento e suona! Impugna un microfono e canta! Questo non vuol dire banalizzare: esistono delle strategie didattiche che consentono la gratificazione in tempi brevissimi di quanti si avvicinano alla musica. Se poi deciderai di voler conseguire un livello di competenza elevato, dovrai investire un tot del tuo tempo nello studio quotidiano, per un tot numero di anni.
Il flauto dolce, strumento meraviglioso impiegato nella canzone “Geordie” in occasione dell’ultimo concerto di Fabrizio De Andrè, è stato imposto da troppi docenti come “strumento unico” a partire dagli anni Ottanta nella scuola media. Come tutte le “culture monotematiche”, al di là della visione manichea e salvifica propria dei neofiti, lo “strumento unico” ha prodotto l’allontanamento sistematico di un elevato numero di studenti dalla musica. Oggi si possono applicare strategie didattiche avanzate che prevedono l’impiego della batteria e del basso, delle tastiere elettroniche e della chitarra elettrica, dell’impianto voci e dei microfoni, per poi magari approdare agli strumenti “classici”. Il Centro Territoriale Permanente per l’istruzione in età adulta di Sassari, diretto al tempo dalla preside Angela Fadda, qualche anno fa ha offerto per un biennio il suonare e il cantare ai propri iscritti: alcuni gruppi di allievi “O.A.” hanno formato delle band che si sono esibite al Teatro Verdi in occasione della “Giornata della Musica”. Dal banco al palcoscenico, un risultato oggettivamente positivo. L’auspicio è che simili iniziative culturali, sociali ed occupazionali possano essere realizzate con regolarità, creando nuovi posti di lavoro per docenti di educazione musicale e di strumenti conservatoriali ed extraconservatoriali, didatticamente preparati per cotanta “mission”. Anche per l’alfabetizzazione o ri-alfabetizzazione musicale degli adulti e della terza età, come diceva il mitico maestro Manzi, «non è mai troppo tardi».