Cresce il numero delle istituzioni scolastiche che adottano la settimana corta, col plauso di non pochi genitori, studenti e pseudoesperti. Ho il tragico sospetto che dopo il “Secolo breve”, siamo entrati nel “Secolo abbreviato”, nel quale pochi ascoltano e troppi parlano (spesso a sproposito)
Cresce il numero delle istituzioni scolastiche che adottano la settimana corta, col plauso di non pochi genitori, studenti e pseudoesperti
La Scuola continua ad essere condizionata pesantemente dalle mode del momento. Un ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca col terzo anno delle Superiori vorrebbe spiegare a docenti laureati, abilitati e con due o trent’anni di insegnamento, il valore didattico dello smartphone. In un Paese normale, le dimissioni sarebbero indispensabili. In Italia sono impensabili.
L’ultima moda è quella de “La sesta ora”. Cresce il numero delle istituzioni scolastiche che adottano la settimana corta, col plauso di non pochi genitori, studenti e pseudoesperti. Le prime due categorie sono assolte, in considerazione dell’ignoranza (nel senso latino di non conoscenza) delle problematiche dell’apprendimento; la terza andrebbe cacciata con disonore, in primis dal Ministero e dagli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali. Ne ha ucciso di più la “curva dell’attenzione” che quella più infida di ciascun autodromo del Pianeta Terra. È scritto su tutti i testi sacri di preparazione dei nuovi docenti: dopo quindici-venti minuti lo studente non ci ascolta più, già alla prima ora; immaginate alla quinta… Ho il tragico sospetto che dopo il “Secolo breve”, siamo entrati nel “Secolo abbreviato”, nel quale pochi ascoltano e troppi parlano (spesso a sproposito). Si inserisce in tale contesto paraculturale la moda della settimana corta, con sei ore di lezione dal lunedì al venerdì e sabato libero. La Scuola non è un supermarket che fa orario continuato a prescindere. La quinta ora di lezione del mattino è poco produttiva, fatte salve le “Discipline operative” quali Musica, Arte, Educazione fisica, etc. La sesta ora risulta irrimediabilmente persa, sprofondata nella Fossa delle Marianne della curva dell’attenzione. Rispetto ad un monte ore settimanale di trenta ore, stiamo parlando di cinque ore più cinque, poco o per niente produttive. Sarebbe il trentatré (periodico) per cento del tempo-scuola. E una Scuola che dice “Trentatrè” risulta malata, debole, scarsamente efficace.
Attendiamo con fiducia decrescente un progetto di Scuola della Repubblica Italiana che rispetti la Costituzione e curi con tutte le risorse disponibili la preparazione delle nuove generazioni. Diceva mia zia, laureata in farmacia, che di tutte le grandi ricchezze che i genitori le avevano lasciato in eredità, la più grande era quella laurea; i malfattori le avrebbero potuto portare via case, terreni e denaro, ma non l’istruzione ricevuta. L’ora sesta, in quegli anni, risuonava solo nei conventi.
Antonio Deiara
