Aprire i Concorsi ai nuovi laureati, esclusi i titolati in ambito psicopedagogico e didattico, equivarrebbe a “scaraventare” nuovamente nelle aule un elevato numero di persone prive delle competenze necessarie alla gestione della classe
L’Italia è un paese che vanta almeno 40 milioni di allenatori di squadre di calcio e un pari numero di ministri dell’Istruzione. In sintesi, un pencolamento di massa tra ignoranza e mito. Ciclicamente viene evocato dal Ministro dell’Istruzione di turno il potere taumaturgico del “Concorso”. La Scuola diventerà “Buona” perché si sceglieranno i docenti “migliori”. Il mito del “bravo docente vincitore di Concorso” opposto al precario che pretende il ruolo dopo aver insegnato appena dieci o trent’anni… Nell’assoluta mancanza di progettualità seria da parte dei Governi che si sono succeduti dal 1992 ad oggi, una perla è rimasta celata in un’ostrica ostica: il “Biennio Formazione Docenti”. Appartengo all’Epoca Pre-isterica, quando si veniva scaraventati in classe senza alcuna formazione psicopedagogica e didattica. Ci facevamo guidare dai colleghi anziani. Molti “vincitori di Concorso” si ritrovavano dietro la cattedra privi di una giornata una di esperienza didattica e presumevano di non aver bisogno degli altri. I risultati erano devastanti.
Ho lavorato per quattro anni accademici in qualità di supervisore del tirocinio al “BiForDoc” del Conservatorio. I nostri 45 tirocinanti trascorrevano le giornate tra lezioni di psicopedagogia e didattica e attività in classi vere col tutor o in aula con noi supervisori. I risultati sono stati eccellenti: abbiamo nuovi professori di strumento musicale e di musica in grado di gestire la scolaresca o il gruppo-classe, sviluppare un progetto didattico ed attuare interventi individualizzati. Urge una nuova norma che ripristini questa “buona pratica”, l’unica che abbia “prodotto” docenti pronti a lavorare in classe con le competenze necessarie.
Aprire i Concorsi ai nuovi laureati, esclusi i titolati in ambito psicopedagogico e didattico, equivarrebbe a “scaraventare” nuovamente nelle aule un elevato numero di persone prive delle competenze necessarie alla gestione della classe e alla strutturazione di progetti educativi e didattici vincenti. Far ripetere il Concorso a chi lo ha già superato per poter acquisire una formazione pedagogico-didattica certificata da docente del Terzo Millennio, significherebbe sperperare un fiume di denaro pubblico che si potrebbe utilizzare in modo costruttivo per avviare la rinascita del “Biennio Formazione Docenti”.
