«Chi raglia non canti e si istruiscan gl’ignoranti!». Era stato trovato, infatti, il cadavere orrendamente straziato di una splendida fanciulla di origini greche: Musiké

C’era una volta, in un ridente borgo sul mare, un bellissimo asinello. Ragliava e ragliava, da mattina a sera. Un numero crescente di quadrupedi dalle orecchie lunghe, giovanissimi e semi-giovani, accorse da ogni dove per ascoltarlo e battere gli zoccoli in suo onore, tanto che il somarello si mise in testa di essere un artista. Chiamò intorno a sé quegli asinelli, felici di essere discepoli del Gran Maestro Ragliante, e quel primo ragliare si trasformò in un possente salmo dispentagrammatico. Ma quali scale musicali, quali intervalli di quarta e sesta, quali tempi semplici e composti! Per non parlare di dinamica e di agògica, di timbro e di forma. Bisogna infrangere le regole e chi è artista può cantare senza aver studiato la Musica e organizzare Concerti senza aver niente da concertare. Se facesse il medico finirebbe in galera, ma non c’è abuso codificato nello smembrare la musica in comodato d’uso. Lo dice anche il proverbio: «Asinus asinum fricat (L’asino accarezza l’asino)». E così una moltitudine di asinelle e asinelli dispentagrammatici si accalcò intorno al Gran Maestro Ragliante, ammantato di sacri propositi e svestito del buon senso. Anche Covid-19, un virus canterino che coinvolgeva nei suoi riti ferali la setta dei No-Vax, decise di partecipare all’evento dispentagrammatico, intonando il suo salmo preferito: «Venite e ragliate davanti al Potente, dei Virus passati son quello presente; ragliate suoni a caso e versi sversati, tanto alla fine sarete in tanti contagiati. Ragliate alla faccia di scale e intervalli, distanza e mascherine fastidiose come i calli».

Poi fu una storia di Giudici e Polizia, di gaudiosi video di raglianti esultanti, di poche mascherine e distanziamenti mancanti; intervennero anche le solite zie, S.G. (Sempre Giovane) e A.L.M. (A La Moda), per richiamare tutti alla calma. Finalmente si fece l’autopsia di ciò che restava della salma. Era stato trovato, infatti, il cadavere orrendamente straziato di una splendida fanciulla di origini greche: Musiké. La sventurata era morta di crepacuore, forse trafitta dalle troppe note ragliate a caso dal Gran Maestro Ragliante e dai vacui versi sbilenchi, intristiti di inutili volgarità, delle sue sedicenti composizioni poetiche. Era il tempo che i Saggi Pennati definivano “Social”: su strani marchingegni luminescenti, anche gli ignoranti potevano spacciarsi per donne sapienti e uomini colti, lavorando alacremente di pollice. Il Gran Sacerdote Ragliante si scagliò contro il Gran Maestro Saccente, mentre il Vecchio Poeta Cantore non resistette alle sirene dell’apparire, perdendo l’occasione di tacere. Nessuno ricorda come si concluse l’inutile e aspra tenzone. Di certo, molte persone capirono che per ottenere la vittoria contro l’ignoranza e l’incompetenza, così come nella guerra contro Covid-19, occorreva inoculare con urgenza a tutta la popolazione il nuovo vaccino, “Gradus ad Conscientiam”.

Fabula docet: “Chi raglia non canti e si istruiscan gl’ignoranti!”.

Antonio Deiara