Canti brevi, alcuni appena sopra il minuto, di forte impatto emotivo sugli ascoltatori, che avevano termine prima che il pubblico potesse annoiarsi, determinarono il successo dell’insieme vocale

 
Gli eredi del poeta Giuseppe Calvia (1866-1943), quasi quarant’anni fa, hanno prestato con generosità i versi di “Lachesinu” ai ritmi, alle melodie e alle armonie del Coro “Lachesos” di Mores. È per me un onore aver firmato musiche che il “Lachesos”, oggi diretto dall’etnomusicologo M° Antonio Casu, continua a presentare in Sardegna e oltre il Tirreno. Le mie prime composizioni sono datate 1979; ricordo ancora oggi l’emozione suscitata dal brano “A Filumena”. Il 1980 fu un anno particolarmente fecondo: “Sa rucca”, “Tiu Barore”, “Solu”, “Sardos chi caminades a sa zega”, “Disillusione (Amargura)”, etc. I sonetti di “Lachesinu” hanno segnato la nascita del nuovo canto polivocale sardo, in tempi nei quali la “Scuola di Nuoro” rappresentava il modello di riferimento per tutti i Cori Sardi. Canti brevi, alcuni appena sopra il minuto, di forte impatto emotivo sugli ascoltatori, che avevano termine prima che il pubblico potesse annoiarsi, determinarono il successo dell’insieme vocale “Lachesos” celebrato dalla partecipazione al “Sardegna Canta” di Videolina, all’inizio degli Anni 80.
Il Coro di Mores, musicando le poesie vincitrici del Premio di Poesia Sarda “Giuseppe Calvia – Lachesinu”, curato da Antonio Canalis, aprì la strada ad un innovativo criterio di selezione dei testi in Lingua Sarda che venne codificato, negli anni ‘90, dalla “Biennale Ozieri” ideata da Antonello Lai. Restano nella memoria: la definizione del M° Salvatore “Bobore” Nuvoli di Nuoro, che definì il “Lachesos” “(…) un Coro bene educato”; le emozionanti voci, comprese quelle soliste, dei giovani coristi di allora; la prova, nell’anno del Mondiale di Spagna, del baritono/basso Antonio Casu, che sarebbe ritornato per salire sul podio del direttore; la prima versione lirica di una composizione nata per Cantori di Sardegna, la citata “Disillusione (Amargura)”, presentata al Premio “Faber” all’alba del Duemila, con la voce del tenore Antonio Bertulu (già interprete dell’Inno ufficiale della “Dinamo – Banco di Sardegna” del presidente Dino Milia) e il pianoforte di Roberto Piana (il concertista di fama internazionale che ha riscoperto le opere di Lao Silesu).
Oggi, al tempo del suo quarantesimo genetliaco, il Coro di Mores propone il proprio “punto d’ascolto” sul Canto Polivocale Sardo attraverso un nuovo lavoro discografico. Affermava l’inventore della Scuola di Barbiana, Don Lorenzo Milani: «Chi possiede la lingua è un uomo libero». Sostiene il mio Maestro, Carlo Delfrati, che la musica è una forma di linguaggio. Mi permetto di concludere, da ideatore del Metodo didattico “Pentagrammando”, che nel Terzo Millennio chi possiede i linguaggi, in primis quello musicale scevro da discriminazioni di genere classico o popolare, sarà sempre un uomo libero.

Antonio Deiara

Docente di Musica all’I.C.S. di Ittiri –SS,
già Supervisore al Biennio Formazione Docenti
del Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” di Sassari,
già Direttore del Coro “Lachesos” di Mores – SS