Potrebbe rappresentare il “cavallo di Troia” che favorirebbe il ritorno, sotto mentite spoglie, del clientelismo e della corruzione nella Scuola Pubblica
Potrebbe rappresentare il “cavallo di Troia” che favorirebbe il ritorno, sotto mentite spoglie, del clientelismo e della corruzione nella Scuola Pubblica
Errare humanum est, perseverare… Valutando ex post la Legge 107/15, la c.d. “Buona Scuola”, parliamo oggi di “Chiamata diretta”. Prima della Legge 270/82, molti professori, me compreso, vennero assunti per chiamata diretta. Potrei fare nomi e cognomi di persone che conquistarono la cattedra per meriti d’alcova o di famiglia o professionali. Successivamente, la norma obbligò presidi e docenti a rispettare le graduatorie, generate dal superamento di un Concorso. Nonostante ciò, ricordo i ricorsi che dovetti esperire per scongiurare due trasferimenti d’ufficio illegittimi: il primo per via gerarchica e il secondo con istanza al T.A.R. L’allora Provveditorato agli Studi, obtorto collo, dovette riconoscere che avevo ragione ed assegnarmi la cattedra conquistata non certo utilizzando i punti della Nutella… La chiamata diretta, segnalo al dottor Raffaele Cantone, potrebbe rappresentare il “cavallo di Troia” che favorirebbe il ritorno, sotto mentite spoglie, del clientelismo e della corruzione nella Scuola Pubblica.
Ritengo siano sufficienti tre esempi e una riflessione. Il casting: Presidi alla moda richiedono agli aspiranti docenti che bussano fantozzianamente al portone della “loro” Scuola, la partecipazione al “casting del bravo professore”, neoedizione del “bravo presentatore” di arboriana memoria. L’interrogazione: altri Dirigente scolastici, superlativi tuttologi, sottopongono il malcapitato insegnante in pectore ad una vera e propria interrogazione; per fortuna sono docente di musica, anche se alcuni Presidi sarebbero pronti a porre due o tre domande in inglese, assai pertinenti in considerazione del fatto che curo la preparazione musicale di giovanissimi e giovani cittadini italiani in Italia… Il terzo esempio è il più ripugnante, la “discriminazione”: la maestra incinta, il professore che non è d’accordo con la sedicente “Buona Scuola”, l’insegnante che chiede il rispetto del contratto di lavoro non hanno speranza, come insegnava Brenno, il barbaro.
Riflessione finale. Al ministro Giannini, al sottosegretario Faraone, alla “pasionaria” Puglisi vorrei dire sommessamente che la loro pseudo-riforma è fallita. Da docente di musica, suggerirei di studiarne una nuova costruita su cinque note: LA, SI, FA, FA, RE… a chi la sa fare!
