Meglio una “Scuola Vera e Buona”. Risposta alla lettera inviata per email a tutti i docenti della Repubblica Italiana dal premier Matteo Renzi. Cinque punti per un dibattito

 

Matteo RenziTutti i docenti della Repubblica Italiana, poche settimane prima del voto finale del Parlamento, hanno ricevuto una mail dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in merito ai pregi della Riforma in discussione, denominata “La Buona Scuola”. Ho risposto con determinazione, utilizzando argomentazioni tecniche, ma nel rispetto del mio ruolo di professore da soli 35 anni, e di quello di capo del governo del Premier. Il più importante giornale on line sull’universo dell’istruzione in Italia, Orizzonte Scuola, ha pubblicato lo scritto da me firmato. È evidente che le mie proposte non sono state recepite. Come cittadino e docente della Repubblica Italiana sono tenuto a rispettare le leggi nel mio agire quotidiano; è mio dovere farlo, soprattutto nei confronti dei miei alunni, per i quali non le parole, spesso non accompagnate dall’esempio, ma i comportamenti coerenti degli adulti producono risultati educativi e didattici positivi. Tutte le leggi vanno rispettate, comprese quelle che non condividiamo, soprattutto quelle che non condividiamo. È il fondamento dello Stato democratico. Esiste uno strumento per modificare democraticamente le norme che riteniamo “sbagliate”: si chiama “referendum”, ed è previsto dalla nostra Costituzione.

 

 

Gent.mo Signor Primo Ministro Matteo Renzi,

i 5 punti di base per una riforma concreta, e verificabile nel tempo, della Scuola della Repubblica Italiana, sui quali sfido Lei e/o il Suo staff ad un dibattito televisivo, sono i seguenti:

01. Diminuzione del numero di alunni per classe con norma del Governo: al massimo 20 ragazzi per aula, 15 in presenza di un diversamente abile. Le classi-pollaio hanno prodotto il più alto tasso di dispersione scolastica della storia dell’Italia. L’avevo già scritto, nel 2008-2009, al Ministro dei neutrini, ma quella era persona incompetente “quam qui maxime”. I risultati delle decisioni scellerate di allora sono oggi sotto gli occhi di tutti. Sulla Scuola non si inventano storielle da “Bar dello Sport” perché la realtà è inconfutabile e il tempo… galantuomo.

02. Orario di servizio dei docenti: la differenza tra il “bravo docente” e il “mestierante” passa proprio lì. Le 36 ore settimanali “all inclusive” (lezioni – corsi di recupero e/o potenziamento – riunioni – compilazione atti – aggiornamento – incarichi specifici – supplenze brevi) e gli stipendi europei producono la valorizzazione dei docenti “bravi”: nessun “mestierante” accetterebbe di trascorrere a Scuola 36 ore settimanali e di aver le ferie uguali a quelle degli altri lavoratori. Un tale monte-ore, verificabile, per i professori non motivati corrisponderebbe ad un pari numero di anni di galera. Le 36 ore, naturalmente, in cambio di stipendi europei! Altro che l’elemosina di 40 euro (circa) al mese per comprare un libro o assistere ai concerti. Noi docenti de “La Scuola Vera e Buona”, 40 euro mensili, e anche più, li sacrifichiamo volentieri per comprare materiale e libri ai ragazzi bisognosi, la carta igienica che lo Stato non ci fornisce, l’abbonamento ad Internet per poter compilare a casa il Registro elettronico, imposto ai docenti a costo zero per il Governo, etc., etc., etc. Quanto alla “meritocrazia”, da docente “anziano” ritengo che la valutazione del lavoro di docenti e presidi, fatto ciò che deve essere fatto, debba essere affidata nuovamente agli Ispettori Ministeriali.

03. Nomina degli abilitati nei diversi ambiti disciplinari nelle Scuole Elementari, dalla Lingua Inglese alla Musica, dall’Educazione Fisica all’Arte e immagine, etc., in sinergia con le “Maestre a righe” (Italiano, Storia, Geografia ed Educazione Civica) e le “Maestre a quadretti” (Matematica e Scienze). Non si può continuare a chiedere alle eroiche Colleghe della Primaria di insegnare conoscenze e abilità che, salvo poche eccezioni, non sono state loro insegnate.

04. Ridefinizione del numero, delle funzioni, del ruolo e della retribuzione degli Ata e dei bidelli: questi ultimi dovrebbero essere trasformati in “Collaboratori educativi” e formati anche in termini psicopedagogici.

05. Una volta stabilito il nuovo numero delle classi nelle Scuole di ogni ordine e grado, in armonia col punto 01, ridefinire gli organici con la stabilizzazione di tutti i precari abilitati, come Europa comanda! Quanto all’edilizia scolastica, si potrebbero recuperare le strutture sottoutilizzate a causa del calo demografico secondo i reali “bisogni degli alunni”, cioè almeno una palestra, un’aula di lingue, un gabinetto scientifico, un’aula di musica e una biblioteca in ogni Istituto?

Non si preoccupi, Presidente Matteo Renzi. Come diciamo in Sardegna, “Chie cumandat faghet legge (Chi comanda fa la legge)”. Il Governo potrà far approvare le norme, sbagliate, de “La Buona Scuola”, ma non con il mio parere favorevole. Il tempo è galantuomo e dà ragione a chi ha ragione! Continuerò a lavorare quotidianamente ne “La Scuola Vera e Buona”, con l’entusiasmo e la passione che, immutati da soli 35 anni, mi permetteranno di sopravvivere costruttivamente, e serenamente, anche a questa ennesima pseudo-riforma.

Con osservanza,
Antonio Deiara

Docente di Musica I.C.S. di Ittiri – SS
già Supervisore Biennio Formazione Docenti
Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” – Sassari

 

P.S.: Il comma 9 dell’art.64 Lex 133/08 prevedeva la restituzione del 30% degli 8 miliardi di euro tagliati dal Governo Berlusconi… A.D.